Dopo Ilva, salta anche Alitalia e pagheranno gli italiani

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Cosa accade quando un governo e una maggioranza tradiscono le promesse fatte agli investitori stranieri, i magistrati ordinano alla più grande acciaieria d’Europa di spegnere gli altiforni e pochi mesi dopo le intimano di fare l’esatto contrario, e le procure indagano non per un reato commesso, ma per assicurarsi l’obbedienza preventiva, facendo inorridire persino Antonio Di Pietro?

Che succede, insomma, quando è lo Stato a fare carne di porco dello stato di diritto? Succede il deserto che circonda oggi Ilva ed Alitalia. I capitali scappano, vanno in posti nei quali chi li porta è rispettato, o almeno non maltrattato come da noi. E il governo resta solo, alle prese con decine di migliaia di lavoratori la cui busta paga può essere salvata in un unico modo: facendola pagare a tutti gli altri.

E il motivo per cui Giuseppe Conte, pur di non far fuggire da Taranto gli indiani di Arcelor Mittal, nell’incontro di stasera a palazzo Cingi è pronto a concedere condizioni migliori per loro (ovvero peggiori per lo Stato) di quelle previste nell’accordo del settembre 2018, fatto saltare un mese fa dai grillini e sinistra quando hanno tolto l’immunità a manager e azionisti dell’acciaieria.

ll presidente del consiglio accetta di reintrodurre lo scudo penale («un elemento che potremmo considerare, ha avvisato) e non esclude più che, alla fine, la collettività si prenda in carico qualche migliaio di esuberi. Ipotesi che i sindacati già respingono. Il problema vero sarà fare ingoiare il rospo ai Cinque Stelle e agli altri oltranzisti. Motivo per cui Ieri Conte ha riunito a cena i ministri: sperava di portarli tutti dalla sua parte, ha avuto da loro la conferma che i parlamentari grillini sono ingestibili.

«Non c’è nessun motivo per lo scudo penale, aveva avvertito in mattinata Roberto Fico, presidente della Camera. Se non convincerà i riottosi della sua maggioranza, Conte non ha alcuna possibilità di successo con i vertici di Arcelor Mittal.

La tragedia pugliese è talmente grande da oscurare quella di Alitalia, che pure c’è ed appare senza rimedio. La settima proroga per dare alla compagnia un nuovo gruppo di azionisti è scaduta ieri con l’ennesimo nulla di fatto. Intanto il conto pagato dai contribuenti per mantenere in vita Il settore aereo ha superato I 9 miliardi di curo. l ministri ci proveranno per l’ottava volta, promettendo – come sempre – che questa sarà l’ultima. Però la tedesca Lufthansa ha annunciato che entrerà solo in un’Alitalia ristrutturata: intende investirci il meno possibile e pretende che lo Stato si accolli debiti ed esuberi. L’americana Delta è pronta a prendersi al massimo il 10% del capitale, stanziando non più di 100 milioni: cifra che l’Alitalia di oggi brucia in appena 111 giorni.

L’atlantia dei Benetton gelida (né si vede perché dovrebbe scaldarsi, visto che Cinque Stelle la dipingono come l’impero del male) e persino le Fs, controllate dal governo, a queste condizioni non ci stanno. Conte prova a giustificare l’ennesimo slittamento con la volontà di evitare un salvataggio con le toppe: stesse parole che aveva detto quando si è insediato, perché siamo ancora alla casella numero 1. Nel frattempo, però, i gruppi stranieri hanno capito che di questo Stato non ci si può fidare l’incompetenza dimostrata con la vicenda Ilva fatto danni non solo a Taranto.

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