Latte comprato all’estero e usato per prodotti italiani: marchi illustri nel mirino

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Galbani. Prealpi. Parmalat. Granarolo. Questi sono solo alcuni dei nomi coinvolti dell’inchiesta di Report dal titolo “latte versato” e che porterebbe alla luce un universo di importazione di latte straniero, non dichiarato in etichetta, e utilizzato da alcuni dei marchi di punta del mercato italiano.

Come mostrato dal servizio di Report, tutti i marchi che importano latte straniero sarebbero contenuti in una lista secretata dalla direzione generale della sanità animale del Ministero della Salute, che il programma di Rai 3 ha reso nota.

Non solo latte: anche formaggi importati

Latte importato ed usato per la produzione di formaggi: si parla di 11 milioni di tonnellate di prodotto non italiano che non viene dichiarato in etichetta.

Molte delle aziende coinvolte hanno una produzione Dop al fianco della quale producono i cosiddetti “similari”: tra queste c’è Grana Padano, che per i grattugiati misti acquisterebbe latte e formaggi da Ungheria, Polonia e Germania. Parmigiano farebbero la stessa cosa acquistando invece latte da Lettonia e Lituania.

Galbani all’estero acquista cagliata , creme di latte e mozzarelle. Galbani, per completezza, in Italia è controllata dal gruppo Lactalis. Granarolo compra per lo più latte, da Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria. Anche Parmalat acquista latte crudo, mentre Francia e Cuomo, produttori di mozzarelle, dal Germania comprerebbero…proprio mozzarelle.

Francia avrebbero però precisato che le mozzarelle tedesche andrebbero solo alla ristorazione.

La risposta di Silvio Borrello

Nella lista della direzione generale Sanità Animali appare anche il nome di Newlat, il gruppo che controlla marchi come Polenghi, Giglio, Torreinpietra.

Silvio Borrello, direttore generale della Sanità Animali al ministero della Salute, ha dichiarato in merito alla lista: “Io non posso dare dei dati che lei come cittadino mi affida. Sono dei dati eh anche privati… commerciali“. In realtà ci sarebbe una sentenza del Consiglio di Stato che imporrebbe di rendere la lista pubblica, ma a tale proposito Borrello ha risposto: “I provvedimenti li firma il direttore generale e se io faccio un danno economico come è stato paventato da alcune industrie che hanno detto che non volevano l’ostensione dei dati… mi hanno in qualche modo avvisato che avrebbero fatto una richiesta di risarcimento danni“.

Detto ciò, va specificato che importare latte e prodotti dall’estero non è certo illegale, ma va dichiarato in etichetta e il fatto che questa lista sia così importante che rimanga celata, per molti produttori, rende la questione decisamente sospetta.

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