Questa ex fedelissima di Silvio lo sta tradendo…ecco cosa succede

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Rischia di tornare alta la tensione tra Mara Carfagna e Silvio Berlusconi, alla luce delle novità del centrodestra che recentemente ha trovato un accordo comune sui profili dei candidati governatori e sulla composizione delle liste per le Elezioni Regionali: il riavvicinamento di Silvio Berlusconi a Matteo Salvini potrebbe infatti avere importanti conseguenze all’interno di Forza Italia.

Mercoledì scorso, convocati da Renata Polverini, oltre venti tra parlamentari e senatori si sono ritrovati a cena da Gina, a piazza di Spagna a Roma, insieme appunto alla Carfagna, per chiedere di passare all’azione e avviare finalmente la costituzione di un soggetto autonomo da una Fi considerata ormai in liquidazione. I partecipanti, stavolta, erano molti meno della sessantina della cena precedente, «ma siamo sempre tanti – assicurano – almeno il doppio di quelli che erano presenti».

Tra gli altri, raccontano, c’erano Andrea Cangini, Maurizio Carrara, Luigi Casciello, Franco Dal Mas, Massimo Mallegni, Osvaldo Napoli, Paolo Russo, e persino Paolo Romani, che ha già lasciato Fi per seguire Giovanni Toti. «Qualcosa bisogna fare – dice uno dei partecipanti – la strategia di Fi è fallimentare. Non vogliamo rotture traumatiche, ma è il momento di dire a Berlusconi: a noi galleggiare non basta». Il timore è che il Cavaliere, spinto anche dalla famiglia, scelga di fatto di consegnare lo scalpo Fi a Salvini. Il richiamo di Matteo Renzi sui dissidenti di Fi si è affievolito, per le inchieste su Open e per via dei sondaggi deludenti.

Carfagna gioca una partita delicata, politica e personale, perché da una parte non si riconosce più nella coalizione che gli elettori e Silvio Berlusconi hanno consegnato a Matteo Salvini, dall’altra non vorrebbe lasciare il suo partito. Non lo vuole lasciare perché le sue riflessioni e i suoi dissensi politici non sono un’operazione trasformista, che peraltro sarebbe bizzarra visto che il vento dei sondaggi va nella direzione di Salvini e quindi, semmai, le operazioni trasformiste sono quelle di avvicinamento alla Lega, non quelle di chi in nome dell’ormai svanito spirito originario di Forza Italia si allontana dal pensiero dominante populista e sovranista.

Confusione sulla Campania

Chi invece di fatto mette nel mirino il metodo utilizzato dal capo di Forza Italia sono Mara Carfagna ed i suoi fedelissimi. «No a Caldoro calato dall’alto: troviamo un nome che unisca», hanno ribadito lanciando il trio di nomi alternativi (Mastella, Sibilia e Russo) da sottoporre allo stesso Berlusconi. Ieri mattina si sono incontrati, insieme alla Carfagna, i parlamentari Gigi Casciello, Enzo Fasano, Marzia Ferraioli, Cosimo Sibilia, Paolo Russo, Carlo Sarro nonché il sindaco di Benevento, Clemente Mastella. In sostanza tre parlamentari salernitani vicini alla vicepresidente della Camera e i tre aspiranti candidati. Non si discute il profilo personale o le capacità dell’ex governatore, ma non ci si rassegna ad uno schema già deciso e imposto. Atteggiamento, per la verità, che rappresenta la prassi in un partito gerarchico come Fi.

La Carfagna e la solitudine

Da tempo la Carfagna sta prendendo strade diverse da quelle dei dirigenti di Forza Italia. Si sta ritrovando sempre più spesso isolata nel suo stesso partito.

Prende decisioni opposte a quelle della dirigenza, ma si mormora nei palazzi del potere che sia tutta una strategia per farsi vedere e per poter contare. Insomma un vero e proprio bluff.

Il problema è che i suoi modi di fare stanno creando dei malumori all’interno del partito che sembra invece tornare a prendere punti di consenso e risalire nei sondaggi dopo mesi di agonia. La Carfagna che all’inizio è sempre stata considerata una fedelissima di Silvio Berlusconi, da un po’ di tempo a questa parte si sta facendo terra bruciata intorno.

Voglia di andare via o semplicemente un auto gol politico?

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